“MIRACOLO A CASTEVECCHIO DI ROCCA BARBENA” presentazione del libro di Ippolito Edmondo Ferrario

Nella suggestiva piazzetta di Castelvecchio di Rocca Barbena, uno dei “Borghi più belli d’Italia”, ho partecipato ieri, 29 giugno 2013, alla bella presentazione del libro “Miracolo a Castelvecchio di Rocca Barbena” scritto dall’amico Ippolito Edmondo Ferrario. Il simpatico ed arguto giornalista Marco Vallarino ha illustrato gli argomenti inerenti al libro ed intervistando anche l’autore. E’ seguito quindi un ricco buffet offerto da alcune realtà agricole ed alimentari presenti sul territorio. Non avrei potuto non partecipare, visto anche che l’autore mi ha inserito tra i personaggi: sono il fotografo “Selvadego” dei monti liguri, del suo libro.
Una cena in compagnia di amici in una nota trattoria ha fatto proseguire la serata in modo simpatico ed interessante che, grazie anche alla disponibilità dell’Amministrazione del borgo, all’organizzazione di Giampy Badino e della Pro Loco, mi ha dato modo di ritornare, dopo alcuni anni in uno dei posti più belli ma anche a me più cari della Liguria.

La presentazione del libro nella suggestiva piazzetta di Castelvecchio di Rocca Barbena

CASTELVECCHIO di ROCCA BARBENA

Il giornalista Marco Vallarino illustra gli argomenti inerenti al libro ed intervistando anche l’autore.

CASTELVECCHIO di ROCCA BARBENA

Ippolito Edmondo Ferrario l’autore del libro “Miracolo a Castelvecchio di Rocca Barbena”

CASTELVECCHIO di ROCCA BARBENA

La presentazione del libro nella suggestiva piazzetta di Castelvecchio di Rocca Barbena con lo sfondo dell’antico castello dei marchesi Clavesana (oggi proprietà privata)

CASTELVECCHIO di ROCCA BARBENA

Borgata Abbandonata di Stra ad est di Castelvecchio di Rocca Barbena
(Qui nel podere Campodonico sgorga l’acqua del “Miracolo a Castevecchio di Rocca Barbena” del romanzo di Ippolito Edmondo Ferrario…)

CASTELVECCHIO di ROCCA BARBENA

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MIRACOLO A CASTELVECCHIO DI ROCCA BARBENA il nuovo romanzo di Ippolito Edmondo Ferrario

Forse per la prima volta, a quanto mi risulta, un fotografo di Liguria è descritto in un romanzo che si svolge in terra ligure.
L’autore è l’amico Ippolito Edmondo Ferrario, che ringrazio per l’avermi inserito tra il “cast” dei personaggi del libro, e che così mi introduce:

“All’imbrunire, un uomo di età indefinibile … scendeva silenzioso dalle montagne che sovrastavano Castelvecchio di Rocca Barbena. Vestiva come un cacciatore, con una camicia colore della macchia mediterranea, accoppiata a pantaloni mimetici con ampi tasconi e scarponi da trekking che avevano macinato chilometri. Al collo portava una macchina fotografica Nikon. Si muoveva con naturalezza, saltando fra rovi, cespugli, arbusti, in una specie di danza che conosceva solo lui e gli animali del bosco abituati a quelle pendenze. Di tanto in tanto si fermava, osservava l’orizzonte e rimaneva come in ascolto. Quando il suo istinto glielo suggeriva, scattava qualche foto e riprendeva il cammino. Era Enrico Pelos, ma per tutti era Pelos il Selvadego, fotografo genovese conoscitore di tutte le montagne liguri e della gente che le abitava. Diverse persone, specie nei paesi di montagna, asserivano di averlo visto più di una volta, di conoscerlo personalmente, ma in realtà erano davvero pochi ad averlo avvicinato. …

miracolo a castelvecchio di rocca barbena_locandina

… Discreto e riservato, si era guadagnato l’appellativo di Selvadego proprio per la sua capacità di trascorrere più giorni sulle montagne senza avere rapporti con altri uomini, vivendo nella più totale solitudine e imitando nell’immaginario collettivo la figura dell’homo selvadego. Cibandosi di castagne, frutti di bosco e di quello che la natura offre, Pelos il Selvadego poteva vivere nel più completo isolamento anche per più settimane di seguito, diventando tutt’uno con l’ambiente naturale. Dormiva con il suo sacco a pelo in una piccola tenda, ma a volte, nelle belle e miti sere d’estate anche all’aperto, senza avere mai timore che gli potesse capitare qualcosa. Pelos il Selvadego considerava le montagne la sua prima casa, la sua naturale dimora al contrario della sua casa di Genova, un appartamento all’interno di un condominio. La vita cittadina gli stava stretta, gli toglieva l’ossigeno, si sentiva come un animale in gabbia e lo costringeva a prendere il suo pesante zaino per partire verso le montagne. L’idea di viaggiare, di andare tra i boschi e dimenticare per un po’ di tempo la città gli rendeva leggero il cuore, lo sanava da tutto”…

Ippolito si è fatto prendere un po’ la mano in modo simpatico … non è che girassi i monti proprio così … però però ci è andato vicino… e ha colto l’essenza del mio fotografare da “Selvadego”.

Grazie Ippolito.

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